* you say that words are impotent / but they can help us pay the rent.

We are all [fuckin'] animals.
domenica, 20 maggio 2007 // ecstra, ahi

Poi una dice che non ci scrive più, qua sul blog.
Legge il giornale la domenica mattina, anche se ha sonno e il sapore di caffè sulle labbra che la culla, scorre tutte le pagine, tutti i film in concorso a Cannes, tutti i reportage di Repubblica, apre la cronaca di Roma (perché sì, abita a Roma) e vede una foto familiare.
Ehi, ma lì non è dove ha l'ufficio mio padre?
Sì, è lì. E' lì che qualcuno, non si sa chi e non va bene, ha bruciato la lapide di Valerio, Verbano.
Per chi non se lo ricorda o non lo sa, Verbano era un diciottenne di Autonomia Operaio che nel 1980, proprio di questi giorni, era stato ammazzato con uno sparo alla schiena da dei fascisti (sì, niente dubbi su questo, nemmeno ufficialmente) che avevano legato ed imbavagliato i suoi genitori.
E ieri, stanotte, non si sa quando, qualcuno ha bruciato la sua lapide.
Ma cos'è, mi chiedo?
Cos'è?
Che cosa si ha voglia di dimostrare, in questo modo? Il proprio personalissimo, meschino schifo?
La lapide in ricordo di un morto, non importa chi o di che colore, è qualcosa di moralmente intoccabile, impossibile da non rispettare. Mi ripugna, chi pensa di aver fatto qualcosa, di aver compiuto un gesto, nel dare fuoco a una memoria, a tutte quelle persone che hanno sofferto e hanno conosciuto Valerio, nel versare fiamme vigliacche su chi spera ancora in una giustizia, per chi è stato ammazzato in una tale maniera.

Che schifo.
(Adieu.)



oODarkyOo @ 18:35

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«the world was a mess, but his hair was perfect!»

la comprensione è un'utopia.
venerdì, 16 marzo 2007 // ahi

Ho deciso, allora.
D'ora in poi non farò più NIENTE.
(compreso tentare di farmi capire dalle persone sbagliate, sperando di saper dare i giusti segnali.) (E anche se in fondo, non posso né darmi pace, né rassegnarmi.)

oODarkyOo @ 19:57

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«the world was a mess, but his hair was perfect!»

Allucinante...21/02 italiano.
giovedì, 22 febbraio 2007 // delusioni politiche, cynical/political, ahi

Allucinante.
Allucinante, che altro c'è da dire? O___o
Manco un anno, ahi, che dolore!
Allucinante, e fastidioso, bruciante, che succeda di cadere COSì!
La colpa più evidente, anche se forse non tutta, è di quei due "indipendentoni" che ora si meritano simpatiche secchiate di materiale organico (pena prevista dal codice di casa mia).
Oh, insomma, allucinante...
Allucinante.
Mi chiedo: ma verso dove andiamo, adesso?

oODarkyOo @ 18:59

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«the world was a mess, but his hair was perfect!»

La protogestione: da adesso in poi, esiste!
lunedì, 12 febbraio 2007 // liceo mio, ahi

Come da risalto dato addirittura su più d'un giornale; come da sogni ad occhi aperti di noi studenti nostalgici (o sono solo io, che vivo di nostalgie poco mie?); come da consequenza naturale di un certo impegno concretizzato...cinque - dieci febbraio duemilasette, Orazio protogestito :P!
Già, perché si è trattato di autogestione sotto mentite spoglie, che come uno spettro s'è aggirata alle spalle dei professori...pfff...beh, insomma, è esistita la settimana di protagonismo giovanile, o settimana di Giuseppe come dai più è chiamata (storiella inesplicabile ai lettori non protagonisti!).
Se separo la settimana dal resto dei miei piccoli e passeggeri tormenti, sorrido letteralmente contenta, perché non c'è assolutamente paragone con le iniziative dell'anno scorso (a parte Rassegna Stampa, sempre spettacolare e imperterrita negli anni!)...sarà per i miei corsi :P...o sarà perché è stata presa di petto dal gruppo di persone che so io, ma è stata davvero, davvero una settimana bella e sorprendente, in cui la mia principale occupazione è stata quella di ridere e comprare giornali, il che nonostante tutto, fa sentire piacevolmente utili.
...ecco, mo in teoria dovrei parlare dei miei corsi (Rassegna Stampa, Movimento del '77), ma siccome ogni volta che ci penso la bocca dello stomaco si chiude, ci passerò sopra e sentenzierò solamente che sono andati bene, punto e basta!

oODarkyOo @ 13:37

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«the world was a mess, but his hair was perfect!»

E c'è il sospetto che...
mercoledì, 13 dicembre 2006 // letterature, vintage, ecstra, ahi

( Piccola considerazione shiema: mi sto rendendo conto che, sommando le maledizioni e gli anatemi ricevuti via mail, come conseguenze delle innumerevoli catene di s.antonio che ho in/consapevolmente spezzato, avrò una vita orribile, e mi stupisco di non essere già morta.
Okay, morta sul blog lo ero. E più che altro, non ho più la voglia di far sapere a tutti le innumerevoli cose che penso, credo. Sto pensando seriamente a dargli un taglio vagamente meno personale, e dedicarmi all'attualità. Bah. O forse sarebbe meglio fare come adesso, e buttare giù una storiella di quelle che mi capita di scrivere. Non lo so.
Non che la vita sia male. Anzi, sono felice perché io e le mie amiche ci troviamo il sabato a suonare cover di quel che pare a loro e a me, sono felice per il mio amplificatore Ginsberg che, anche se usato e sbregato, è stupendevole nonché figherrimo; sono felice per qualche parola, qualche sguardo, qualche maglione; sono felice per la musica e per Asimov [perché lo rileggerò tutto, oh!], sono felice per qualche amica cara e dolce, io ci provo a sorridere, poi.
Provo a non dare peso a quello che mi ferisce, perché poi penso che sono solo io che mi accorgo di come può buttarmi giù...anche se certe volte mi piacerebbe che mi si pensasse un pochino di più, che non si facesse sempre affidamento sulle mie battute e sulle cose che so fare, perché anche io c'ho la mia odiosa fragilità. )
( Ed ecco a voi il patetico frutto di due nomi scelti a caso in un elenco, protagonisti di una cosa leggera-leggera che si fa leggere bene, e soprattutto fa pensare all'autore [cioè io, nella fattispecie] "Mì, che cazzata. Però caruccia." )

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Il panorama disorientato dalle innumerevoli rotatorie.

Un tizio di nome Enrico legge AlterAlter seduto ciondolante su un muretto.

Una tipa carina ma non troppo, chiamata dai più Betta, cammina cercando di non dare a vedere che va verso Enrico: il tizio carino ma non troppo che si sta divorando le E-x-t-r-a-ordinarie Avventure di Penthotal.

Non è ancora sera, quella che poggia lieve e celeste slavata sui dorsi frementi delle rotatorie. Non è musicale, non è poetica, non è immersa in una visione trascendentale e mistica; Betta la vede che si accuccia sui campi di grano biondo giù, dove certo c’è l’orizzonte delle cose. Enrico non la guarda neanche, preso com’è.

Ma non è nulla di eccezionale in quella provincia delle province dove i due si muovono.

Betta improvvisamente non sa se salutare Enrico…si vergogna e vorrebbe sprofondare nelle più profonde righe dell’asfalto.

Però Enrico, che non sarà bellissimo ma non è scemo, alza la testa e la vede: dunque sorride, senza nascondersi che un po’ il cuore gli sta ballando in petto.

- Ciao.- le dice simulando tranquillamente.

Betta risponde ricacciando giù il groppo in gola.

- Come va?-

-…beh. Non sono riuscita a trovare un quaderno, in quel maledetto spaccio!-

- …dai più detto Cartoleria.- Enrico è un uomo ironico che si prende gioco di qualunque cosa che gli paia divertente.

E Betta sa benissimo come è fatto lui, quindi non risponde che con una smorfia.

- E tu? Come stai?-

- Bene. Cioè…a parte la scuola, come ben sai…-

- Già.-

Enrico sorride.

- Che facevi?- chiede Betta sperando che lui non si renda conto che lei veniva dalla parte opposta allo spaccio, alla cartoleria. Anzi, alla Cartoleria.

- Leggevo. Fumetti.-

- Che roba è?-

- Alter. Lo conosci?-

- Sì. Mi piace…Pazienza. È davvero bravo.-  Betta ha cominciato a leggere quei fumetti proprio perché lo ha visto fare a lui, che glieli ha anche consigliati. Però Pazienza le piace sul serio, sia come disegno che come ironia, in un mondo a un’ora e mezza di treno che le sembra assolutamente distante. Bologna la rossa, che vista da Reggio e dintorni è quasi un altro mondo.

- Anche a me piace.- le sorride Enrico.

- È l’ultimo numero?-

- Sì.- il ragazzo le mostra la costina con scritto 5, perché siamo di maggio, e poi la invita con un cenno a dondolarsi accanto a lui, ad osservare le figure e lo stampatello frustrato di Penthotal.

Betta quasi accorre.

Leggono in silenzio, studiando le figure e le ampie tavole, con sguardi timidi e sacrali, che esaltano quelle pagine senza pretesa; ogni tanto i due ragazzi si guardano a turno, evitando di sfiorarsi come se avessero paura. Di cosa, poi.

Forse del treno lento sulle rotaie, che sbuffa come se fosse ancora a carbone e arrivasse da una lontanissima e calda Siberia. Enrico e Betta sono seduti davanti alla stazione, ecco.

Hanno davvero paura di quello?

- Com’è viaggiare?- chiede ad un tratto Enrico alzando gli occhi e incontrando quelli sfuggenti di Betta. Si guardano e sembrano riconoscersi.

- Credo che sia la cosa più stupenda e viva che si possa fare.- Betta sta fantasticando, e il treno sta per fermarsi - Non sono mai andata oltre Reggio.- s’affretta a confessare, cancellando dai ‘viaggi’ l’ospedale e il festival di Mantova.

- Vieni.- Enrico la prende per mano.

- Cosa…?-

- Vieni e seguimi.- Enrico corre, il treno si ferma e due o tre stanchi viaggiatori si vedono scendere/salire in lontananza. Anche Betta corre, il treno sbuffa.

Entrambi corrono sperando di sospendere il tempo, stringendosi le reciproche mani, tesi.

Ecco la stazione piccola piccola e bella come un presepe di legno, il sole che la taglia in due ombre.

- Mi vuoi bene, Betta?-

Enrico sale sul treno in moto, lasciando a malincuore la mano della ragazza.

- Io sì.- le dice, sentendosi un leone giovane ma senza criniera.

- Ah…oh…Enrico…sì.- sussurra Betta al ritmo del treno che parte.

- Prendi il prossimo e seguimi, amore.-

Betta vede quel treno e la sua più grande incertezza volare via nella velocità dell’aria. Si sente sola e innamorata, adesso.

Dove va il treno di Enrico?

Dove?

- Dove va il mio.- si siede su una panchina e aspetta l’espresso per Bologna la rossa, ore 19 e 15. Gioca col sole e i capelli, vedendolo tramontare sulla più provinciale delle province.

Laggiù, dove certo c’è l’orizzonte delle cose.



oODarkyOo @ 15:51

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~ ehi !

Questo templéit è tutta colpa mia, in ogni suo singolo e recondito dettaglio, nei suoi errori, nei suoi difetti e nei suoi pregi...okay, gli omini nelle foto sono quella gran fissa dei the rakes, appartenenti a genere indefinito di musica che però me piace, e prossime mie vittime quando saranno qua a Roma, il 20 giugno.
La bella e atmosferica frase è altresì loro. Come ben sapete, copiare qualcosa, significa che vi gambizzo con solerzia, non vi preoccupate. E poi vi tiro un mattone in testa anyway.