* you say that words are impotent / but they can help us pay the rent.

Ma che bello! I Racchi dal vivo
giovedì, 21 giugno 2007 // musica, concerti, finezze, oh love

Tutto ciò è già stato postato sul mio last.fm, ma chissene. Beccatevi la recensione di un concerto più lunga e esasperatamente precisa che io abbia mai fatto!

The Rakes @ Circolo degli Artisti – 20.06.07

 

Scaletta (generosamente donata dallo staff del Circolo, e successivamente autografata dai membri della band :D)

 

  1. Retreat
  2. We Danced Together
  3. We Are All Animals
  4. Down With Moonlight
  5. When Tom Cruise Cries
  6. Binary Love
  7. Suspicious Eyes
  8. All Too Human
  9. 22 Grand Job
  10. Violent
  11. Terror!
  12. Strasbourg

 

  1. Little Superstitions
  2. Work Work Work (Pub, Club, Sleep)
  3. Open Book
  4. The World Was A Mess But His Hair Was Perfect

 

Dato il mio recente ascolto compulsivo dei Rakes, dovuto a vari fattori musicali e non (fra cui il fatto che il loro chitarrista è probabilmente l’uomo della mia vita), non potevo mancare stasera, anche se 15 euro sono parecchi e i miei, in particolare, sudati.

E vabbè.

La serata è afosa/appiccicosa proprio come ci si aspetterebbe da Roma di questa stagione, con pronti plotoni di zanzare fameliche che mi individuano immediatamente, e mi fanno la festa; comunque ci si passa sopra, e io e la cara Claudia che ho trascinato con me ci mettiamo fuori a chiacchierare, aspettando le 10, ora in cui dovrebbe cominciare a suonare il gruppo spalla.

Non si sta male, e anzi intravediamo circolare in giro Jamie, il bassista dei Rakes, e i componenti delle altre band che suoneranno prima di loro.

Dopo dotte disquisizioni a proposito del fatto che c’è una percentuale impressionante di gente Emo in giro (che però si guarda solo i gruppi spalla e ai Rakes si defila), sciamiamo dentro la sala del Circolo, che mai come stasera suggerisce un unico pensiero: Sauna.

Fa decisamente caldo e le birre allettano.

Verso le 10 e un quarto salgono sul palco i Masako (o Masoko, can’t remember), gruppo italiano dall’outfit emo che ricordano sinistramente i Finley quanto a liriche (come dimenticare: “Io sono più cool di te, ma non so perché”) ma che probabilmente sono io che non ho compreso appieno (mi sto parando il culo, okay?).

Una mezz’oretta di set, che io con cattiveria passo facendo altro, pubblico poco ma in prima fila i Masako hanno il loro zoccolo duro di fan, che dà comunque supporto; note: il cantante è un invasato che si agita su orecchiabili ritmi pop-emo-hardcore (sì, insomma, quando sono tutti vestiti di nero stile My Chemical Romance), scuote gli occhi spiritati e suda, suda, suda.

Molto scenico, ma personalmente incomprensibile.

Insomma, verso le 10 e 40 finiscono, per dare il cambio a un’altra band italiana che non dice il proprio nome, ma che da un’accurata lettura del biglietto dovrebbe chiamarsi Muscles (si accettano correzioni).

Si presentano con un look ancor più emo-tetro ma, attenzione, perché l’apparenza inganna: non sono davvero male, e a me ricordano un misto fra Joy Division, Editors e Placebo, con una musicalità teatrale e epica.

Il pubblico certo è ancora poco, ma questi Muscles qua sicuramente hanno stoffa e mi strappano dall’apatia di quella appoggiata al muro che pensa ai casi suoi.

Ancora una mezz’ora di set, che vola in fretta perché stavolta la musica è buona, e i Muscles lasciano il palco ai Rakes!

O meglio: lasciano il palco allo staff che ci mette un’altra buona mezz’ora per preparare tutto quanto fra scalette da appiccicare in terra, chitarre e amplificatori da testare, batterie da spostare e ventilatori da accendere, acqua e birra a cui provvedere…

Uff. Non c’è che dire, si fanno un po’ aspettare ma, nel frattempo, io e Claudia la Santa raggiungiamo il metallico tocco delle transenne e…sì, ci ritagliamo un comodo posticino in prima fila; mica male.

Si spengono le luci.

Uno sguardo all’orologio, perché sono le 11 e mezza, e i Rakes sono on stage!

Noi siamo di fronte al bassista (con un po’ di disappunto da parte mia, che lancio occhiate furtive al buon Matt-chitarrista, che sta dalla parte opposta, ma per il piacere di Claudia, che s’accorge che Jamie non è male, a suo parere) (fine delle parentesi squisitamente adolescenziali).

Si parte con Retreat, bel pezzo ritmato, anche se il pubblico (che ha riempito la sala) è caloroso ma un po’ formale, e i suoni e le voci (soprattutto per il povero Swinnerton) hanno i toni di un sound-check…il fonico ha il suo bel daffare, perché ci sono un po’ di problemi con le seconde voci, che non si sentono quasi per nulla…ma, beh, Retreat finisce e parte il singolo, We Danced Together, decisamente fra le canzoni più conosciute dei Rastrelli, e la gente comincia a sciogliersi.

Io e un altro tipo siamo gli unici che cantiamo (e il chitarrista sembra accorgersi di me, che ricalco le sue parole) ma va bene così, perché Alan (ossia il cantante) incomincia a dare sfoggio della sua rinomata robotic-dance: una specie di ballo tipo automa, talvolta in coppia col microfono, talvolta con la chitarra…

Alan Donohe è un pazzo intonato che disegna geometrie assurde davanti ai nostri occhi, su una base ritmica davvero solida (Lasse tira certe mazzate!, apprezzabilissime peraltro), un basso preciso e una chitarra fresca e che, con occhi di chitarrista quale sono, apprezzo per l’originalità e l’energia, la spontaneità, ancorché semplici.

Bella ed energica, anche se la chitarra suona un po’ affossata e grezza, We Are All Animals, che è uno dei miei pezzi preferiti, e When Tom Cruise Cries, che invece viene animata dal mimo di Donohe.

Binary Love è proprio una bella canzone, soprattutto dal vivo; Suspicious Eyes, che secondo me è un pezzo un po’ troppo pop ma che merita, viene trattata forse con un po’ di disattenzione da parte del cantante, che canta parole incomprensibili, tutto preso dalla sua danza frenetica…però fa ridere e spalancare gli occhi, almeno a chi non se lo aspettava.

All Too Human è un altro punto di forza della band, una canzone abbastanza Franz Ferdinand decisamente trascinante, ma è con 22 Grand Job che avviene la magia: dopo una lunga e delirante introduzione di Donohe che pochi riescono a seguire (compreso il chitarrista), parte il pezzo, e lo conoscono proprio tutti.

Si comincia a saltellare e muoversi sul serio, c’è chi imita Alan che balla e…si scioglie sia la band, che acquista la piena fiducia in se stessa, sia il pubblico che entra nella loro dimensione, totalmente.

Siamo presi da un brano che non sarà questa gran innovazione musicale, ma la cui immediatezza e forza è contagiosa.

Adesso il concerto è davvero, completamente, fantastico.

Subito dopo 22 Grand Job parte una versione accelerata di Violent, gran pezzo, semplicissimo, ma che a me almeno piace tantissimo, e fatto dal vivo è il triplo più potente e sanguigno.

Terror! è uno di quei pezzi su cui si balla, e poi…poi arriva Strasbourg.

Bastano due accordi per un boato impressionante da parte di noi pubblico, e si canta ogni parola, si alzano le mani, si poga e si urla “Ein, Zwei, Drei, Vier!” insieme a Matt, si diventa un solo urlo.

Ma che bello!

Si suda e si è stravolti dopo una canzone di tale impatto.

I Rakes escono un attimo, urlando “Back in a minute!” nel loro inglese un po’ biascicato, e c’è il tempo per accorgersi di quanto diamine faccia caldo e comprendere la necessità di bere, pure noi.

Un po’ di incoraggiamenti dalla sempre calorosa piccola folla romana, e i Rakes rientrano in tutto il loro splendore, con Little Superstitions.

Oddio, non ci sta proprio benissimo dopo Strasbourg, troppo pop a mio parere, ma è comunque un buon pezzo, anche piuttosto conosciuto.

Dopodichè, tripletta finale di massima energia e forza, con Work Work Work, anche questa molto ballata e suonata molto bene, e poi Open Book.

Open Book è l’apoteosi del concerto, perché ha quel ritornello con l’ “Ooooh” che a noi tutti ce piace un sacco, e pure il ritmo da tenere schioccando le dita.

Insomma, in poche parole, sono due minuti assolutamente pazzeschi in cui chiunque canta – ed è impressionante pure per loro della band.

Ma che bello!

È un’oretta che i Rakes suonano e sembrano accorgersene, non tanto per stanchezza loro quanto nostra.

Donohe s’aggrappa al microfono: “Ho due notizie, una buona e una cattiva.” Esita “Quella buona è che avete appena visto i Rakes a Roma…” e, benché buona, noi non ne siamo molto contenti…“Quella cattiva è che questa è l’ultimo pezzo.”

Dice qualche “Thank you” e poi parte The World Was A Mess But His Hair Was Perfect, uno dei pezzi migliori del nuovo album, e anche qua il momento è topico, l’atmosfera elettrica e si poga per davvero.

È una versione di poco più lunga di quella dell’album, ed è proprio bella, coinvolgente, tirata e vissuta dal pubblico, ormai adepto della robotic-dance.

Siamo tutti catturati dai Rakes, perché sono proprio forti.

Saranno pop, ormai, saranno confusi, ma dal vivo hanno un’energia pazzesca.

Si capisce che il concerto m’è piaciuto, e pure parecchio.

Unico rimpianto, poteva essere un po’ più lungo e si potevano permettere qualche b-side, che a volte sono persino migliori di alcuni pezzi da lato A, tipo Ausland Mission o Automaton…

Il concerto è proprio finito, ma non posso smettere di dire cose stupide tipo “Che figo! Ma che bello! Che figata, eh, Clà?”.

Il bassista Jamie ha rimorchiato due-tre tipe che si siedono al bar, davanti a noi; che fare?

Abbiamo la scaletta e il pennarello in mano.

Dopo un po’ arrivano anche Matt, Lasse e Ethan (il tastierista su cui non ho detto una parola perché è unofficial, poverino).

Che fare? Li interrompiamo?

Dopo i tipici complessi da ragazza davanti a una band inglese che le piace un sacco, o se preferite davanti al più “uomo della sua vita” dei chitarristi studenti di filosofia, ci decidiamo e andiamo là, intimorite e con la lingua seccata.

Bastano poche parole, perché Matt ci dica un meraviglioso “Yes, sure.”

Come sono adorabilmente gentili questi Rakes.

Ci becchiamo l’autografo di tutti tranne che di Alan (starà leggendo libroni nel camerino, come è lecito supporre dalle sue interviste), una foto col gruppo e altri tipi che ci hanno pure offerto un passaggio (ma che noi decliniamo, poiché siamo giovani) e un altro bell’autografo da parte di Lasse sul biglietto.

Ma che bello!



oODarkyOo @ 18:50

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«the world was a mess, but his hair was perfect!»

do you smile for arabian style?
martedì, 18 aprile 2006 // musica, vintage, finezze

Alla fine il concerto degli After è stato fumato via dalle pretese dei genitori. Non i miei in particolare, che li so, altri, ma incidenti lo stesso.
Quindi, ç____ç.
Comunque beh, questo templéit mi rallegra. Il Morgan fa sempre la sua meravigliosa  *-* figura, sul grigio, sul blog e su di moi.
* Oddio sembro una maniaca. Beh, è più vero dire che lo sono. Sono=Sono.
Torno da Sarteano, là per la solita/splendida mia Toscana, dopo giornatine scorrevoli di cioccolato e cugina Ellie e, conseguentemente, chitarra. Nonché miei tentativi di convertirla all'improbabile causa dei Bluvertigo, senza successo come ogni volta. Alla fine, preferisce abbandonare i miei filosofici disturbi per tornare ad un più becero assalto ai Grin dèi.   .____.
..devo pur sempre ricordarmi che ha 13 anni e devo gradualmente portarcela, alle mie peregrinazione musicali.
Ora, prossimi obiettivi cui porterà la mia rotta:      ..il maestro Battiato; c'è la possibilità (più concreta) di Perugia e quella meno ma esistente di Firenze.
Eppòi, eppòi c'è Lui, il sopraccitato.
Il Morgan, che se ne esce a Maggio col disco nuovo e le canzoni che ho goduto dal vivo. Uah. Credetemi se vi dico che non vedo l'ora.
Post inconcludente e celebrativo, oh. Forse lo continuo.
- Non finito.



oODarkyOo @ 19:02

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«the world was a mess, but his hair was perfect!»

Forse non è molto legale sai...sei male di miele.
martedì, 21 marzo 2006 // musica, fumettistica, finezze, liceo mio

Insomma, ieri sera «festa» a scuola, nell'aula magna...perché, alla fine, il Sindaco Veltroni (l'unico che voterei ad occhi chiusi, lo ammetto.) ce l'ha data la Succursale, sì, la Succursale di Via Isola Bella, quella delle manifestazioni, del tg3 e dei sit in improvvisati.
Siamo tutti molto contenti: erano 2 anni che avevamo assoluto bisogno di spazio, e dopo i nostri sforzi, vedere la ricompensa e la realizzazione del nostro scopo, non è affato male. Anzi, direi che fa decisamente piacere.
Comunque, ier sera...nulla di eccezionale: un po' di cibo, poco da bere (dopo la mia rinuncia impegnata agli alcoolici, mi son dovuta gettare su una Pepsi, ma è multinazionale pure quella...sigh..-__-'...), molte chiacchiere, e tieman che sfuggiva qua e là.
Praticamente, una ricreazione lunga due ore...ma mi sono divertita, fra le lacrime per la Vikinga e le risate di Tc. (massì, usiamoli sti soprannomi già che ce li abbiamo...).
Oggi, comunque, sto a casa che non mi sento mica bene. Uff...
 Notizie importanti della settimana: comprato Apaz, primo volume, Zanna. Wow. Come al solito, le storie non sempre mi piacciono, ma i disegni...Paz era un genio, c'è da dirlo e sottolinearlo...in più nel volume dell'espresso c'è un articolo di Benni che mi è piaciuto molto...e vabbè...fra le altre cose, continuo a rendermi conto che Paz era proprio bello. Ma questo non è importante...
Tc poi mi ha fatto una compilation, un'essential, di Guccini (o Maestrone, comunque lo si voglia chiamare...), che è proprio bella. Per ora, sono infatuata di Autogrill, nonché delle classiche che già conoscevo.
Il mio scopo più immediato è di impararle tutte a memoria, e poi parlare.
 Fra i desideri effimeri da annoverare: voglio Bersani dal vivo. Quel ragazzo è troppo bravo e intelligente. E sarà pure poco elaborato, ma il suo giocare con le parole a me fa proprio bene. Tanto se viene qua a Roma io ci trascino Robertina, e nons se ne parla più...
Tanto per aggiornarci, comunque, voglio andare a vedere gli Afterhours o il 12 o il 13, se non costa troppo.
   Ora vado. A presto.



oODarkyOo @ 12:42

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Sontuoso. Morgan + Battiato + Le sagome.
giovedì, 16 marzo 2006 // musica, concerti, vintage, finezze, ecstra

SONTUOSO.
Non c'è molto altro da dire, su un concerto meraviglioso, meraviglioso, meraviglioso. E c'era anche Battiato...immaginate me. Ecco. Io adoro quei due 'debosciati', come si sono autodefiniti. Li adoro.
E non aggiungerò più altro, li adoro.



oODarkyOo @ 17:05

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«the world was a mess, but his hair was perfect!»

maybe tomorrow?
lunedì, 13 marzo 2006 // finezze, ecstra, liceo mio

Cominciamo il post nel migliore dei modi: AUGURI Tommaso, che sono 18!
Ah...:°D...modestamente, gli abbiamo fatto un regalo grandioso. (sì, sì, la modestia!)
Comunque, a scuola alla grande: finalmente qualcosa di tutti insieme, finalmente si è deciso di FARE per non essere costretti ad una scuola di sardine dalla troppa domanda.
E allora Mercoledì 15 tutta la scuola, ragazzi bidelli professors, sono tutti a via Isolabella per avere quella dannata succursale, e l'urlo che si è levato oggi nell'Aula Magna...è già una cosa di per sé bella, da sentimentalismo (io ne sono soggetta, purtroppo), che mi fa ben sperare.
Fra le altre cose, una decisione benedetta dei rappresentanti d'istituto ha fatto sì che domani alle nove e venti ci sia uno spettacolare Comitato Studentesco che mi permette di saltare la maledetta verifica sugli aoristi (che pezza...), Yeah!  xD°° che cosa carina...
Oggi poi, compito di italiano...scena orribile: due tracce difficili (un saggio breve sull'acqua, l'analisi di In Morte del Fratello Giovanni del Foscolo...), io che scelgo il saggio breve e blocco la prof:
io- Prof, posso fare un testo...un paradosso: cioè dire cose talmente assurde e false sull'acqua che il lettore finisce per credere per forza al contrario?
la prof. (strabuzzando gli occhi)- Sei sicura? Guarda che è difficile...
io- Beh...
la prof.- Come vuoi...
io- Yeah!

Il risultato?
Un testo divertentissimo che si chiama 'IL PROBLEMA DELL'ACQUA? DOVETE SMETTERLA!' citando argutamente Beppe Grillo (geniale, fatemelo dire ancora una volta) e mi fa diventare polemica, bugiarda, ironica, nonché godibile.
Devo dirlo: mi sono quasi divertita a scriverlo, ricordandomi anche di un articolo di Benni (santo subito!) sulla stessa riga.
Speriamo bene! Bye.



oODarkyOo @ 17:15

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~ ehi !

Questo templéit è tutta colpa mia, in ogni suo singolo e recondito dettaglio, nei suoi errori, nei suoi difetti e nei suoi pregi...okay, gli omini nelle foto sono quella gran fissa dei the rakes, appartenenti a genere indefinito di musica che però me piace, e prossime mie vittime quando saranno qua a Roma, il 20 giugno.
La bella e atmosferica frase è altresì loro. Come ben sapete, copiare qualcosa, significa che vi gambizzo con solerzia, non vi preoccupate. E poi vi tiro un mattone in testa anyway.