
( Piccola considerazione shiema: mi sto rendendo conto che, sommando le maledizioni e gli anatemi ricevuti via mail, come conseguenze delle innumerevoli catene di s.antonio che ho in/consapevolmente spezzato, avrò una vita orribile, e mi stupisco di non essere già morta.
Okay, morta sul blog lo ero. E più che altro, non ho più la voglia di far sapere a tutti le innumerevoli cose che penso, credo. Sto pensando seriamente a dargli un taglio vagamente meno personale, e dedicarmi all'attualità. Bah. O forse sarebbe meglio fare come adesso, e buttare giù una storiella di quelle che mi capita di scrivere. Non lo so.
Non che la vita sia male. Anzi, sono felice perché io e le mie amiche ci troviamo il sabato a suonare cover di quel che pare a loro e a me, sono felice per il mio amplificatore Ginsberg che, anche se usato e sbregato, è stupendevole nonché figherrimo; sono felice per qualche parola, qualche sguardo, qualche maglione; sono felice per la musica e per Asimov [perché lo rileggerò tutto, oh!], sono felice per qualche amica cara e dolce, io ci provo a sorridere, poi.
Provo a non dare peso a quello che mi ferisce, perché poi penso che sono solo io che mi accorgo di come può buttarmi giù...anche se certe volte mi piacerebbe che mi si pensasse un pochino di più, che non si facesse sempre affidamento sulle mie battute e sulle cose che so fare, perché anche io c'ho la mia odiosa fragilità. )
( Ed ecco a voi il patetico frutto di due nomi scelti a caso in un elenco, protagonisti di una cosa leggera-leggera che si fa leggere bene, e soprattutto fa pensare all'autore [cioè io, nella fattispecie] "Mì, che cazzata. Però caruccia." )
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Il panorama disorientato dalle innumerevoli rotatorie.
Un tizio di nome Enrico legge AlterAlter seduto ciondolante su un muretto.
Una tipa carina ma non troppo, chiamata dai più Betta, cammina cercando di non dare a vedere che va verso Enrico: il tizio carino ma non troppo che si sta divorando le E-x-t-r-a-ordinarie Avventure di Penthotal.
Non è ancora sera, quella che poggia lieve e celeste slavata sui dorsi frementi delle rotatorie. Non è musicale, non è poetica, non è immersa in una visione trascendentale e mistica; Betta la vede che si accuccia sui campi di grano biondo giù, dove certo c’è l’orizzonte delle cose. Enrico non la guarda neanche, preso com’è.
Ma non è nulla di eccezionale in quella provincia delle province dove i due si muovono.
Betta improvvisamente non sa se salutare Enrico…si vergogna e vorrebbe sprofondare nelle più profonde righe dell’asfalto.
Però Enrico, che non sarà bellissimo ma non è scemo, alza la testa e la vede: dunque sorride, senza nascondersi che un po’ il cuore gli sta ballando in petto.
- Ciao.- le dice simulando tranquillamente.
Betta risponde ricacciando giù il groppo in gola.
- Come va?-
-…beh. Non sono riuscita a trovare un quaderno, in quel maledetto spaccio!-
- …dai più detto Cartoleria.- Enrico è un uomo ironico che si prende gioco di qualunque cosa che gli paia divertente.
E Betta sa benissimo come è fatto lui, quindi non risponde che con una smorfia.
- E tu? Come stai?-
- Bene. Cioè…a parte la scuola, come ben sai…-
- Già.-
Enrico sorride.
- Che facevi?- chiede Betta sperando che lui non si renda conto che lei veniva dalla parte opposta allo spaccio, alla cartoleria. Anzi, alla Cartoleria.
- Leggevo. Fumetti.-
- Che roba è?-
- Alter. Lo conosci?-
- Sì. Mi piace…Pazienza. È davvero bravo.- Betta ha cominciato a leggere quei fumetti proprio perché lo ha visto fare a lui, che glieli ha anche consigliati. Però Pazienza le piace sul serio, sia come disegno che come ironia, in un mondo a un’ora e mezza di treno che le sembra assolutamente distante. Bologna la rossa, che vista da Reggio e dintorni è quasi un altro mondo.
- Anche a me piace.- le sorride Enrico.
- È l’ultimo numero?-
- Sì.- il ragazzo le mostra la costina con scritto 5, perché siamo di maggio, e poi la invita con un cenno a dondolarsi accanto a lui, ad osservare le figure e lo stampatello frustrato di Penthotal.
Betta quasi accorre.
Leggono in silenzio, studiando le figure e le ampie tavole, con sguardi timidi e sacrali, che esaltano quelle pagine senza pretesa; ogni tanto i due ragazzi si guardano a turno, evitando di sfiorarsi come se avessero paura. Di cosa, poi.
Forse del treno lento sulle rotaie, che sbuffa come se fosse ancora a carbone e arrivasse da una lontanissima e calda Siberia. Enrico e Betta sono seduti davanti alla stazione, ecco.
Hanno davvero paura di quello?
- Com’è viaggiare?- chiede ad un tratto Enrico alzando gli occhi e incontrando quelli sfuggenti di Betta. Si guardano e sembrano riconoscersi.
- Credo che sia la cosa più stupenda e viva che si possa fare.- Betta sta fantasticando, e il treno sta per fermarsi - Non sono mai andata oltre Reggio.- s’affretta a confessare, cancellando dai ‘viaggi’ l’ospedale e il festival di Mantova.
- Vieni.- Enrico la prende per mano.
- Cosa…?-
- Vieni e seguimi.- Enrico corre, il treno si ferma e due o tre stanchi viaggiatori si vedono scendere/salire in lontananza. Anche Betta corre, il treno sbuffa.
Entrambi corrono sperando di sospendere il tempo, stringendosi le reciproche mani, tesi.
Ecco la stazione piccola piccola e bella come un presepe di legno, il sole che la taglia in due ombre.
- Mi vuoi bene, Betta?-
Enrico sale sul treno in moto, lasciando a malincuore la mano della ragazza.
- Io sì.- le dice, sentendosi un leone giovane ma senza criniera.
- Ah…oh…Enrico…sì.- sussurra Betta al ritmo del treno che parte.
- Prendi il prossimo e seguimi, amore.-
Betta vede quel treno e la sua più grande incertezza volare via nella velocità dell’aria. Si sente sola e innamorata, adesso.
Dove va il treno di Enrico?
Dove?
- Dove va il mio.- si siede su una panchina e aspetta l’espresso per Bologna la rossa, ore 19 e 15. Gioca col sole e i capelli, vedendolo tramontare sulla più provinciale delle province.
Laggiù, dove certo c’è l’orizzonte delle cose.
Aggiornamenti dopo una settimana graziosa e piena/piena ;___; di impegni...
* Prima cosa, martedì: incontrato Michele Serra da Feltrinelli! Non c'è che dire: un uomo, un genio. Beh, lo stimo davvero tanto. E scrive d'un bene e di un sottile...clap, clap.
Un incontro piacevole, anche se fattori esterni come un'aria condizionata d'assalto (e fredda da morire..) e un intervistatore adulatore esplicito, piuttosto seccante, ma...beh, Michele Serra, ragazzi!
Ed è pure un bell'uomo. xD (oddio, d'età e di fisico non è proprio il mio target, ma vabbè...)
* Stesso giorno, comprati L'Aldiquà di Samuele Bersani e Eva Contro Eva di Carmen Consoli.
Due parole vanno spese per entrambi...
Bersani: beh, Samuele è Samuele. E cioè uno che con le parole non solo ci gioca, ma le addobba le doma le libera le lega le canta come vuole. Insomma, un pescatore d'asterischi.
E questo disco a me piace tanto, tantissimo...ed ho quasi pianto su Occhiali Rotti, dedicata al mio stimato e missed Enzo Baldoni. Samuele è bravo, diamine. Il disco è bellissimo.
Consoli: a me Carmen piace, perché ogni tanto mi fa venire i brividi. Eh già. E certe canzoni son bellissime, cavoli, e lei suona la chitarra benissimo, canta benissimo. Mi piace perché riesco a suonarla e cantarla, io.
Però sto disco è strano.
Okey, mi piace, certo, però lei ha smesso di parlare di lei. Forse troppo bruscamente, non so, però mi fa strano sentirla parlare sempre di Maria Catena o di gravidanze isteriche, che solo in parte riesce a sentire sue. Insomma, bello perché è bello, e particolare, per carità, ma niente brividi.
* Primo giugno: torno da scuola che fa freddo e piove, scendo dallo stupido autobus e...prendo la grandine. Fanculo, okey. Ed eterni "Grazie" a chi mi ha salvato. Damnescion.
* Interrogazioni sfuse e varie. Media, mia: un cazzutissimo Nove. Uao.
* Tre giorni passati a studiare Walt Whitman (L) per farne una lezione a scuola, oggi. Risultati...amo sempre più lo Zio Walt, ho malditesta, la profe (cattiva, ehi) c'ha messo Otto. Lo so che è tanto, che è bello e corposo, ma oh...meritavamo di più, mi spiace. (Orgoglio a mille, ooops..)
* Visto Scemo di Guerra. Non solo letto. E Ascanio Celestini ottiene stima e complimenti a vagonate, da me. è proprio molto bravo e degno. Complimenti, inchini.
* Visto un programma sul Mondiale Perfetto che avrebbe potuto giocare l'Italia. E scoperto che l'Italia non ha speranze; non avremo mai il misto di fortuna e bravura che faceva della nazionale del 1982 spettacolare.

E Olé. Non dovrei aver scordato nulla...Ma vado a mangiare, ora.

(Ho visto, finalmente, Celestini dal vivo. Il mio teatrante ipoteticamente preferito, assieme a pochi altri.
Cavolo se è bravo. è bravissimo. Che è sostanzialmente diverso. Recita e improvvisa con una felicità e una bravura da folletto magico, meravigliosa. BRAVO.
E il divertente è che l'ho visto di spalle, di schiena, perché il palco a p.le Hegel era vuoto e senza quinte, e io mi ci son seduta dietro. L'ho visto solo quando si è inchinato a salutar dietro, deliziosamente. Bravissimo.)
(Ad oggi, ora, questa canzoncina la dedico a moi. Per moi. _ Venere / Carmen Consoli)
Fortunatamente ho ancora il buon senso di mettermi in discussione
faccio volentieri ameno dei tuoi manuali sull'autostima
fortunatamente da giorni è finita la lenta agonia dei tuoi fiori
sto ancora rimettendo la nostra ultima cena romantica......
triste annoiata e asciutta
sarei la tua venere storpia
triste annoiata e asciutta
io sarei un'inutile preda
vedrai vedrai che alla fine uno squallido grazie lo avrai,lo avrai
quel sorriso di circostanza
vedrai......
_________Begli Amanti Scellerati.
Se la scelleratezza
È amarti come se non ti conoscessi
E farlo soltanto perché continui il tempo
A scorrere
Nelle notti finte
Buie di luce
La scelleratezza – se è così
Oh mi piace che mi invada // che mi faccia amare
Che mi faccia sfuggire al confronto
Con le sensazioni e il loro sonno
Nell’incoscienza, nella malizia
E stringerti fino a farti male
Noi due inchiodati a questo letto
E tu il mio oggetto - sospeso.
La mia scelleratezza di plastica
Almeno per questo tempo.
stra stra stra © mio, darkshines, cynical. Ci tengo un sacco.
Questa era la poesia mia che ho fatto leggere alla gentile DarkGreene, cui è piaciuta tantissimo.
E ne sono felice...
Comunque alla fine nieeente Carmen, ç___ç, perché nessuno è voluto venire con me, l'unico che sarebbe venuto sarebbe stato mio padre che, giustamente, sta per tutta la settimana a Bruxelles.
Diamine, non è mica sfiga normale questa!
In compenso, novità della settimana, ho la stampante nuova all-in-one che per prima cosa Funziona, per seconda ha lo scanner...che ho subito utilizzato con piacere :).
Adesso ho imparato a suonare alcune canzoni, semplici ma bellissime, dei La Crus *-* e le suono con piacere, anche se mia madre non è troppo contenta...uff...
♪ ultimamente la cosa che più m'ispira sia musicalmente che letterariamente è Milano. Ed è abbastanza incredibile. Non mi capisco troppo, e le mie amate amiche mi pigliano pure per scèma...e vabbè, pazienza.
Ho voglia, contemporaneamente, di tornare in Sicilia. Mi accorgo di volerle bene a quella terra bellissima, unica.
Eh...sto vivendo una fase contraddittoria.
(l'incontro con Christian Raimo l'11 è andato benissimo. Ma mi sono sorpresa di essere stata l'unica ad avere alzato la mano quando hanno chiesto chi avrebbe voluto fare lo scrittore...bah...'sti giovani...)